

«Aggressioni in Casa di comunità, gli operatori sanitari sono abbandonati»
Il sindacato Uil chiede ad Asst la presenza di una guardia giurata presso la struttura di Broni
Broni Più sicurezza, dopo le recenti aggressioni e minacce (per fortuna solo verbali) agli operatori sanitari, amministrativi e tecnici della Casa di comunità di Broni, che il sindacato Uil ha deciso di denunciare: il caso più grave sarebbe avvenuto martedì, quando i lavoratori sono stati costretti a chiamare i carabinieri a seguito del comportamento inaccettabile di un utente. Il sindacato denuncia: «È stato il caso più grave di una serie di episodi che vanno ormai avanti da tempo e che destano preoccupazione» commenta Daniele Spagnuolo, segretario della Uil Fp. «In certi casi i lavoratori si sono sentiti minacciati con frasi del tipo “so dove abiti” oppure “ti aspetto fuori”. Situazioni di questo tipo non sono tollerabili». Da qui la richiesta della Uil: una guardia giurata che funga da deterrente per simili escandescenze, e che intervenga per placarle se necessario. Il sindacato ha infatti scritto all’Asst (che gestisce le Case di comunità e il resto delle strutture territoriali) per chiedere all’azienda di intervenire a tutela dei dipendenti.
«Non è accettabile che il personale impegnato quotidianamente a garantire servizi essenziali debba svolgere la propria attività con il timore di essere insultato, minacciato o aggredito». Lo si legge nel documento firmato dai segretari Andrea Galeppi e Daniele Spagnuolo, che mettono in fila una serie di richieste, tra le quali c’è «l’attivazione urgente di un presidio di sicurezza presso la Casa di comunità di Broni» valutando la «presenza continuativa di una guardia giurata durante l’intero orario di apertura della struttura» oltre ad altre misure di organizzazione interna per prevenire eventuali episodi di violenza fisica o verbale.
«Chiediamo al direttore generale dell’Asst Andrea Frignani – prosegue Spagnuolo – di farsi carico di questa situazione insostenibile. Dobbiamo eliminare il clima di insicurezza totale che ormai colpisce ogni lavoratore della struttura. Se dobbiamo garantire una efficiente sanità territoriale non si possono abbandonare i lavoratori in trincea, esposti senza alcuna difesa di fronte ad un'utenza incivile. Noi non faremo passi indietro: se non arriveranno risposte concrete e immediate sulla sicurezza, siamo pronti a mettere in campo ogni forma di mobilitazione sindacale e legale per difendere la dignità e la vita dei nostri lavoratori».
I dati sulle aggressioni
Gli episodi di violenza ai danni degli operatori sanitari sono un fenomeno tristemente ricorrente. Secondo gli ultimi dati disponibili (che risalgono al 2023) nelle strutture della provincia sono stati registrati 284 casi di violenza verbale o fisica subiti nei reparti, nei pronto soccorso o negli ambulatori. Di questi, 184 hanno riguardato le strutture dell’Asst, che gestisce ospedali territoriali e Case di comunità. Nella maggior parte dei casi, a mettere in atto comportamenti inaccettabili sono gli utenti o i loro parenti. Gli infermieri, invece, sono una delle categorie professionali più esposte al rischio. La Regione sta cercando di contenere il fenomeno, sperimentando tra le altre cose l’utilizzo di braccialetti in dotazione agli operatori sanitari per lanciare un “sos” alle forze dell’ordine, mentre Asst Pavia ha potenziato la vigilanza armata nei pronto soccorso. Di recente, inoltre, la Lombardia ha approvato uno stanziamento da 400mila euro per equipaggiare con bodycam il personale dei pronto soccorso e altri reparti a rischio. l
