Le nuove indagini

Cold case di Mortara, parla Maria Ancona: «Papà mi è mancato ogni giorno dal 1987»

Maria Fiore

Il caso di Francesco Ancona venne bollato come suicidio ma per la consulente Cristina Cattaneo fu omicidio. Le figlie Giuseppina e Maria, all’epoca minorenni, lo hanno sempre sospettato.

Mortara «Mi è mancato ogni giorno. Non ho potuto avere accanto un padre, né mio figlio un nonno»: così Maria Ancona, figlia di Francesco Ancona, commenta la nuova consulenza disposta dalla procura di Pavia che ribalterebbe le ricostruzioni passate in merito alla morte dell’uomo trovato senza vita ai margini di una strada a Mortara nel febbraio del 1987. Le indagini condotte all’epoca sulla morte del 48enne bollarono il caso come suicidio, ma la riapertura delle indagini di due anni fa sta inquadrando il “cold case di Mortara” sotto la prospettiva dell’omicidio, per il quale sono indagati la moglie di Ancona e un presunto sicario, entrambi residenti a Castellammare del Golfo (in provincia di Trapani, Sicilia).

Una delle due figlie dell’uomo, Maria (all’epoca 17enne) commenta attraverso la legale Annalisa Gasparre la conclusione della consulenza di Cristina Cattaneo, ingaggiata dalla procura per le analisi forensi sul caso: «Vedremo come andranno le indagini ma almeno abbiamo escluso l’onta del suicidio». L’avvocata spiega: «Queste ragazze all'epoca avevano dei sospetti che non sono stati approfonditi. Hanno vissuto tutti questi anni cercando di accantonare le domande che avevano nella testa. Quando vivi una vita più o meno normale e poi ti dicono che forse avevi ragione, che non era una fantasia adolescenziale, inevitabilmente ti fai tante domande. Ti chiedi chi hai avuto accanto o chi non hai avuto accanto in tutti questi anni». Sul fronte giudiziario, al momento, la prudenza resta d'obbligo. «Al di là di come andrà il processo, se ci sarà, perché sono passati veramente tanti anni, per il momento c'è poco da dire» sottolinea Gasparre.

L’ipotesi dell’omicidio è stata rafforzata anche dalla nuova consulenza depositata in questi giorni dalla professoressa Cristina Cattaneo, ingaggiata dalla procura per le analisi forensi sul caso: «I consulenti hanno confermato – si legge nella nota della procura – come era stato ipotizzato in sede di riapertura del caso, che la causa della morte dell’uomo non sia ascrivibile a suicidio (come originariamente ipotizzato dagli investigatori dell’epoca) bensì a una violenta aggressione ad opera di terzi. E’ stato, in particolare, rilevato come l’uomo sia stato colpito con un corpo contundente con diversi colpi sferrati al capo, come questi abbia tentato invano di difendersi (è stata infatti riscontrata una lesione da difesa alla mano sinistra) e come la vittima sia poi deceduta dopo un’agonia di circa un’ora. La consulenza ha inoltre rilevato come non vi fosse alcuna evidenza di una sindrome depressiva di cui soffrisse l’uomo, così ulteriormente privando di fondamento l’ipotesi del suicidio».

Tra Pavia e Trapani

Il cold case di Mortara è stato riaperto nel 2024 e ha visto la collaborazione dei magistrati di Pavia e Trapani: a luglio dell’anno scorso è stata disposta la riesumazione della salma di Ancona, sepolta nel paesino siciliano di Castellammare del Golfo (l’uomo ha origini siciliane, e da quanto si sa la moglie vive nell’isola). Un’operazione che ha consentito l’esecuzione di nuove indagini forensi sul caso: le indagini dell’epoca avevano sostenuto la pista del suicidio, ipotizzando che Ancona si fosse lasciato travolgere da un camion – mai rintracciato – per porre fine alla sua vita.

La consulenza di Cattaneo avvalora invece un’interpretazione opposta: secondo le nuove analisi, Ancona non solo sarebbe stato ucciso, ma la sua morte sarebbe arrivata dopo un precedente tentativo di avvelenamento, mentre gli esecutori dell’omicidio avrebbero anche provato a sbarazzarsi del corpo bruciandolo: «Le indagini che sono seguite alla riapertura del caso – prosegue la nota della procura – avevano già permesso di raccogliere diversi elementi a favore della ricostruzione della morte dell’uomo in termini di omicidio» prosegue la nota della procura, che non traccia ancora ipotesi sul movente ma si spinge a dire che «sarà valutata la sussistenza del movente, legato alla scoperta della relazione extraconiugale in corso della moglie della vittima. Le indagini hanno inoltre permesso di ricostruire l’anomalo stato di debolezza fisica riscontrato negli ultimi giorni di vita dell’Ancona, compatibile con un tentativo di avvelenamento. Infine, è stata rilevata la presenza di benzina sul corpo e sugli indumenti dell’Ancona, compatibile con un tentativo (fallito) da parte degli aggressori di sbarazzarsi del corpo della vittima».

In questo caso, infatti, i figli di Ancona hanno nutrito fin dall’inizio dubbi in merito al suicidio del padre, e per questo nelle nuove indagini sono considerati parte offesa. A occuparsi delle investigazioni, la squadra mobile di Pavia con il supporto del Servizio centrale operativo di Roma (Sco). «Le indagini - riaperte a seguito di trasmissione di elementi acquisiti in un procedimento a carico della moglie della vittima (attuale indagata anche nel presente procedimento) per il tentato omicidio del figlio - sono prossime alla conclusione» conclude la nota della procura di Pavia, firmata dal procuratore capo Fabio Napoleone.