Caso Ancona

Mortara, indagata per l’omicidio del marito: la Procura adesso cerca i complici

Maria Fiore

Oltre all’amico della vedova si ipotizza il ruolo di «altri soggetti»

Mortara. Non solo la vedova e l’amico. Nella morte di Francesco Ancona, trovato senza vita a 48 anni la mattina dell’11 febbraio 1987 lungo la strada tra Ceretto e Mortara, potrebbero avere avuto un ruolo altre persone. Una ipotesi confermata dallo stesso capo di imputazione indicato nell’avviso di deposito della consulenza della patologa forense Cristina Cattaneo: nell’atto notificato a Giovanna Navarra, la moglie 75enne della vittima, e al 71enne Domenico Scarfò, entrambi indagati per omicidio volontario (anche se all’epoca si ipotizzò un suicidio), si parla di «concorso con soggetti terzi». I due avrebbero quindi avuto dei complici quando, con premeditazione, uccisero Ancona, per la Procura, colpendolo più volte alla testa con un oggetto contundente e poi cercando di bruciarne il corpo, dopo averlo anche avvelenato. Le stesse parole di Scarfò sembrano avvalorare questa ipotesi: durante un’intervista ha negato di avere avuto un ruolo nel delitto ma poi ha aggiunto: «Se mi arrestano, mi porto appresso i suoi amici».

Gli interrogatori

A quali “amici” si riferisce Scarfò? Potrebbe spiegarlo lui stesso nell’interrogatorio fissato questo mercoledì in Procura a Pavia, anche se l’indagato ha comunque la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere. E quasi certamente non parlerà la vedova di Ancona, Giovanna Navarra, convocata per il 7 novembre e difesa dall’avvocato Vito Coppola. Le figlie della vittima, Maria e Giusy Ancona, non hanno da tempo rapporti con la madre e chiedono che sulla morte del padre sia fatta «piena luce». «Si chiarisca se altre persone sono coinvolte – dice Giusy Ancona –. Perché tanta ferocia? Quanto ha sofferto mio padre? Sono interrogativi che non mi danno tregua».

Il caso era stato archiviato all’epoca come suicidio ma le figlie non ci hanno mai creduto. Secondo quelle indagini Ancona si era gettato contro una betoniera in corsa perché depresso. Ma la consulente della Procura, Cristina Cattaneo, ha riesaminato il corpo ed è arrivata a un’altra conclusione.

L’aggressione

Secondo Cattaneo, Ancona sarebbe stato prima avvelenato (aveva anche subìto un ricovero per “lipotimia”, una sensazione di estrema debolezza e perdita di coscienza), poi colpito più volte alla testa con un oggetto contundente (con una piccola superficie battente) e infine gettato sulla strada dopo che i suoi assassini avevano cercato di sbarazzarsi del corpo cospargendolo di benzina e provando a bruciarlo. Per il movente si ipotizza una relazione extraconiugale della moglie, ma su questo fronte le indagini del pm Alberto Palermo sono ancora in corso.

L’inchiesta si è intrecciata con gli atti di un’altra indagine per tentato omicidio: Giovanna Navarra, secondo l’accusa, nel 2023 avrebbe assoldato un sicario per far uccidere suo figlio Antonino, che viveva con lei in Sicilia. Il piano fallì perché il sicario, alla fine, si tirò indietro e proprio questo fallimento evitò alla donna una condanna, perché quell’idea rimase a livello di intenzione. Ma da quelle indagini, e in particolare da alcuni dialoghi registrati, emersero sospetti sulla morte del marito. Già l’autopsia dell’epoca aveva confermato la presenza di veleno nello stomaco, ma questa circostanza era stata interpretata come un gesto volontario. La nuova consulenza dà una diversa lettura.

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