Una storia di sport e amicizia

SpecialTeam, vent’anni di basket senza barriere, dai primi sette atleti a una grande famiglia

Giovanni Repossi

Al Cairoli festa dell’associazione che unisce giocatori con disabilità cognitiva e normodotati, oltre trecento ragazzi coinvolti dal 2006: una storia di sport, amicizia e inclusione 

Pavia. Vent'anni di Annabella Special Team '87 Pavia: al collegio Cairoli una serata di ricordi e amicizia nel nome di una pallacanestro inclusiva. L'appuntamento, condotto da Maurizio Scorbati e Alessandro Repossi, ha celebrato il ventesimo anniversario dell'associazione, una realtà sportiva e sociale che unisce atleti con disabilità cognitiva e sportivi normodotati.

Il presidente dell'associazione, Albino Rossi, ha ricordato le tappe più importanti di vent'anni di storia: dai primi 7 atleti in campo all'oratorio di San Mauro nell'ottobre del 2006, guidati dai coach Dante Anconetani e Chicco Falerni, ai 35 giocatori attuali, ricordando gli oltre 300 ragazzi passati nello Special Team.

«Sono 20 anni di allenamenti, partite, scarpe slacciate, canestri sbagliati e centrati insieme a ragazzi che nella vita quotidiana sono spesso considerati "diversi" dagli altri, ma che sul campo di pallacanestro sono diventati protagonisti trasformando la disabilità in una diversa abilità», ha raccontato Albino Rossi, sottolineando come la storia dell'Annabella Special Team 87' Pavia sia diventata un libro in occasione del ventennale.

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Dalla partecipazione ai Tornei "Basket-Giochiamo", alle amichevoli con realtà come Armani Jeans Milano e Cat Vigevano, al raduno nazionale Euro-Camp di Cesenatico fino al celebre Trofeo Giuliano Ravizza, giunto alla XIV edizione e al "Memorial Amit e Martina" del 2024.

«Per iniziare all'oratorio di San Mauro è bastata una telefonata a don Giuseppe Torchio - ha aggiunto Albino Rossi - poi sono seguiti 18 anni con don Franco Tassone, e oggi ci affiancano don Gabriele Romanoni e don Marco Labate. Negli anni abbiamo partecipato a diverse attività come la Ticino EcoMarathon e i Giochi senza barriere. Per il futuro confidiamo anche nel sostegno da parte delle società locali di pallacanestro».

«Accanto ai ragazzi, nel tempo si è formato un gruppo di genitori costantemente accanto all'associazione», ha sottolineato Albino Rossi introducendo l'intervento di Pinuccia Fois, rappresentante dei genitori e mamma di Andrea: «Per tutti noi genitori lo Special Team è come una famiglia: il martedì pomeriggio i ragazzi vogliono giocare. Riuscire a palleggiare, tentare un canestro e poi riuscirci è straordinario. Per i ragazzi significa raggiungere un obiettivo».

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Durante la serata sono intervenuti il rettore dell'Università, Alessandro Reali, il rettore del collegio Cairoli, Andrea Zatti, l'assessora allo sport Angela Gregorini, e il direttore tecnico del progetto, Enrico "Chicco" Falerni. Tra i protagonisti anche Marco Calamai, storico allenatore dell'Annabella Pavia e ideatore del metodo sperimentale utilizzato dallo Special Team: «Non ho la certezza di quale sia lo sguardo che fa crescere un ragazzo, ma so quale sguardo non la farà crescere - ha spiegato Calamai -. I ragazzi reagiscono in modo diverso a seconda di come vengono osservati: uno sguardo indagatore non fa crescere, come è inutile l'espressione di chi li chiama "poverini". Non fa crescere poi lo sguardo di chi non vuole essere disturbato e di chi resta lontano dai ragazzi disabili perché ha paura di quelle stereotipie autistiche. Infine non fa crescere lo sguardo di un insegnante che vive la presenza di un disabile in classe come un fastidio».

«Quando vengo chiamato a Pavia nascono sempre cose belle - ha dichiarato Calamai: è successo 40 anni fa con l'Annabella, 20 anni dopo con lo Special Team e non escludo che possa succedere ancora. Se Pavia mi chiamerà, io cercherò di tornare». La serata si è conclusa con l'anteprima del docufilm del regista Davide Lemma, dal titolo "Il metodo Calamai".