

È morto Tinto Brass: quella visita a Pavia, sedotto dai «Disegni proibiti» di Klimt
Il regista è scomparso oggi a Roma a 93 anni. Il 2 novembre 2005 aveva visitato la mostra al Castello Visconteo insieme alla moglie Carla Cipriani
Pavia. Davanti ai disegni di Klimt si fermò a osservare i corpi, le linee, le inquadrature. Poi scherzò sulle didascalie e comprò cartoline da spedire per Natale. Tinto Brass, morto oggi a Roma a 93 anni, ha lasciato anche a Pavia il ricordo di una mattinata trascorsa a parlare di arte, cinema e desiderio. Era il 2 novembre 2005: al Castello Visconteo, insieme alla moglie Carla Cipriani, visitò la mostra «Gustav Klimt. Disegni proibiti».
La morte del regista è stata annunciata dalla moglie Caterina Varzi e dai figli Bonifacio e Beatrice. Brass è scomparso intorno alle 10.30; per i funerali la famiglia prevede una cerimonia strettamente privata.
Al Castello con «Tinta Brass»
La cronaca di quella visita, pubblicata il 3 novembre 2005, restituisce un Brass lontano dal personaggio pubblico più prevedibile. Cappotto, sciarpa nera, occhiali sulla punta del naso e una cravatta rosa shocking spuntata dal cardigan. Accanto a lui Carla Cipriani, soprannominata «Tinta Brass», con cui condivise la vita e il lavoro.
Nella sala del Rivellino erano esposti cinquanta disegni dedicati al nudo e all’erotismo, selezionati dalla curatrice Annette Vogel. Brass percorse la mostra soffermandosi sui particolari, tornando davanti alle opere che lo avevano colpito e scambiando battute con la moglie.
Davanti a un «Seminudo di donna seduta» del 1913, la definizione gli sembrò fin troppo prudente: «La didascalia è menzognera, mica dice tutto!». Lo interessava soprattutto il modo in cui Klimt aveva guardato le modelle, il punto di osservazione scelto per disegnarle.
«Per me l’Eros è gioia, è vita»
Nell’intervista firmata da Anna Ghezzi, il regista spiegò il legame tra quelle immagini e il proprio cinema: «Sì, per me l’Eros è gioia, è vita, e in questi disegni c’è la celebrazione della vitalità femminile».
L’ammirazione per Klimt veniva da lontano. Brass ricordò il periodo de «La chiave», il film del 1983 con Stefania Sandrelli, e accostò il pittore a Giulio Romano e agli affreschi di Palazzo Te a Mantova, scenario di «Monamour». In quei giorni parlò anche delle difficoltà incontrate dall’ultimo film nella distribuzione italiana, senza rinunciare all’ironia sulle sale e sul mercato dell’home video.
Una carriera oltre il cinema erotico
Nato a Milano il 26 marzo 1933, Giovanni Brass esordì nella regia con «Chi lavora è perduto», nel 1963. Prima dei film che lo resero celebre al grande pubblico sperimentò generi e linguaggi diversi, da «Col cuore in gola» a «La vacanza». Arrivarono poi «Salon Kitty», «La chiave», «Miranda», «Paprika» e «Così fan tutte».
Nel settembre di quest’anno la Mostra del cinema di Venezia gli ha reso omaggio con la versione restaurata di «Col cuore in gola», scelta per la preapertura. Le condizioni di salute gli hanno impedito di partecipare e il suo messaggio è stato letto da Caterina Varzi.
Del passaggio pavese resta anche un dettaglio meno solenne. Terminata la visita, Brass e Carla si fermarono nello shop della mostra: cataloghi, libri, un volume fotografico sulla città, poster e una trentina di cartoline «per gli auguri di Natale».
