Agostino Depretis, otto volte presidente del Consiglio
Agostino Depretis, otto volte presidente del Consiglio
L’appuntamento

Il convegno dedicato a Depretis: «Lavorò al compromesso tra sinistra e destra per il bene del Paese»

Franco Scabrosetti

Il 6 e 7 novembre, a Pavia e a Stradella, una due giorni di studi sul leader politico locale, otto volte presidente del Consiglio, a 150 anni dal suo primo incarico

Pavia. Con due appuntamenti, a Pavia, il 6 novembre, e a Stradella, il 7 novembre, si ricorda una delle figure più importanti del nostro territorio, Agostino Depretis, leader politico e otto volte presidente del Consiglio, dal 1876 al 1887. Promosse dall’Istituto nazionale per la storia del Risorgimento italiano – comitato di Pavia, le due giornate di studio si svolgeranno rispettivamente, nell’aula Foscolo dell’Università, dalle 15 di venerdì 6 novembre, mentre a Stradella, al teatro Sociale, dalle 9.30 di sabato 7 novembre. Fabio Zucca, sindaco di Belgioioso e presidente del comitato pavese dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, spiega l’importanza dell’evento.

Presidente Zucca, chi era in sintesi Depretis?

«È stato presidente del Consiglio e più volte ministro. Rappresenta certamente una delle migliori figure politiche che la nostra provincia di Pavia abbia saputo esprimere. Il convegno vuole essere l’inizio di un percorso che porterà all’edizione nazionale degli iscritti del Comitato scientifico su Depretis, di cui faccio parte, assieme al professore Andrea Ciampani».

Perché è importante la figura di Depretis?

«Depretis ha guidato il Regno d’Italia in un momento di grande trasformazione ed è stato protagonista del liberalismo innovativo e riformatore, perché è stato il primo ad ampliare la base elettorale, che fino a quel momento era molto ristretta, perché in tutta Italia votavano poche decine di migliaia di persone, mentre lui si è reso consapevole che la nostra società stava mutando e quindi era necessario ampliare il suffragio per rendere più partecipi i cittadini alla costruzione del nuovo stato italiano».

E anche la scuola fu un suo punto cardine, giusto?

«Assolutamente sì. Fu un’altra grande riforma l’introduzione dell’istruzione scolastica obbligatoria per i bambini e le bambine dai 6 ai 9 anni. Bisogna tenere presente che all’epoca le percentuali di alfabetizzazione in Lombardia si attestava tra il 25 e il 30%, mentre nel Sud Italia era attorno al 2%. Fu dunque una riforma epocale per dare la possibilità a tutti i cittadini e le cittadine di entrare da protagonisti nella storia del nostro paese».

Come è riuscito ad introdurre queste importanti riforme?

«Ha attuato il trasformismo. Molti lo considerano dispregiativo, ma per Depretis era l’accordo tra la destra storica, che fino a quegli anni aveva governato il paese ed aveva portato all’Unità nazionale, e le forze della sinistra storica, rappresentata da lui, Cairoli, Zanardelli, tutti legati da un fil rouge, cioè tutti erano nella massoneria, che è stata protagonista dell’unità nazionale. Ma una massoneria che non era solo risorgimentale, era anche un gruppo dirigente che voleva delle riforme per il paese, cercando di coinvolgere la maggior parte della popolazione, superando anche la realtà censuaria, dunque non votava solo chi aveva i soldi. Il suo merito è stato proprio questo sistema del compromesso tra destra e sinistra per il bene del paese».

Quali sono gli obiettivi del convegno?

«Aprire una nuova stagione di studi su Depretis. Purtroppo questi personaggi mancano alla nostra provincia, quindi vale la pena valorizzarne la figura e l’operato».