Agricoltura

Gestione dell’acqua, per Confagricoltura bisogna ricreare «riserve sotterranee per i mesi critici»

Umberto De Agostino

In atto una sperimentazione con il Politecnico di Torino

PAVIA Non basta più chiedersi quanta acqua arriverà nei campi, ma decidere come trattenerla quando è disponibile, conservarla e distribuirla quando la siccità mette in difficoltà le produzioni. È la sfida che il cambiamento climatico pone alle risaie della Lomellina e del Pavese e ai vigneti dell'Oltrepò, su cui Confagricoltura Pavia lavora da tempo con proposte e progetti vari.

«Dobbiamo passare dalla gestione dell'emergenza a una pianificazione di lungo periodo – sottolinea il direttore Alberto Lasagna –. Gli agricoltori non possono essere chiamati in causa soltanto quando manca l'acqua. Sono presenti ogni giorno sul territorio e conoscono canali, terreni e criticità. In molte aree rurali sono l'ultimo presidio economico e sociale: devono avere voce nelle scelte sulla risorsa idrica, anche nella nuova definizione degli assetti consortili».

La proposta è guardare all'acqua come a un sistema unico, dalle Alpi al Po: le montagne trattengono e accumulano, le aree prealpine rallentano e favoriscono l'infiltrazione, la pianura può ricaricare le falde attraverso canali, risaie e superfici agricole. È il principio del “water farming”: non soltanto irrigare, ma governare i flussi e ricostituire riserve sotterranee utili nei mesi critici non solo per l’areale risicolo, ma per l’intera Pianura padana. In Lomellina questa visione prende forma nel progetto di ricarica controllata della falda (“Managed aquifer recharge”, Mar), frutto della collaborazione tra Confagricoltura Pavia e Politecnico di Torino. Confagricoltura Pavia ha recentemente vinto due bandi del Gal Risorsa Lomellina per migliorare queste attività: l'obiettivo è studiare la capacità di accumulo del sottosuolo, anche attraverso la sommersione invernale controllata. Il modello è ancora in fase sperimentale, ma indica una direzione quanto mai fattibile.

«Le risaie non sono soltanto luoghi di produzione – aggiunge Lasagna –. Fanno parte di un sistema idraulico costruito in generazioni di lavoro, che può contribuire alla ricarica della falda e alla tutela del paesaggio. Dobbiamo valorizzare questa funzione con il supporto della ricerca scientifica, ma per farlo dobbiamo tutelare il valore della produzione risicola oggi come non mai sotto attacco da scelte europee sbagliate e speculazione». Il tema riguarda l'intera provincia. In Oltrepò, per le aziende vitivinicole, stagioni sempre più irregolari impongono di ragionare sulla disponibilità d'acqua, sulla conservazione dell'umidità nei suoli e sulla gestione delle piogge intense. In Lomellina, dove la risicoltura dipende da una rete irrigua capillare, la continuità della distribuzione resta decisiva.

Il nodo Est Sesia

Da qui anche la posizione assunta da Confagricoltura sul futuro di Est Sesia, consorzio competente per circa 210mila ettari fra Novarese e Lomellina. Di fronte all'ipotesi di riscriverne statuto e regolamento elettorale da parte del commissario straordinario Ettore Fanfani, l'associazione chiede il coinvolgimento diretto dei consorziati. «Le infrastrutture irrigue sono nate dall'iniziativa degli agricoltori e dalla loro capacità di organizzarsi», ribadisce Lasagna. Tutti questi temi saranno al centro del convegno “Camminare sull'acqua”, in programma giovedì e venerdì al Castello di Sartirana Lomellina con università, istituzioni e imprese. Il primo giorno sarà dedicato alla falda e al “Mar” e il secondo alla pianificazione e al futuro delle aree rurali. «La sfida climatica non si affronta senza coinvolgere chi abita e lavora la terra – conclude Lasagna – L'agricoltura può essere parte importante della soluzione, purché le venga riconosciuto un ruolo nelle decisioni sul futuro dell'acqua».