

Omicidio Rocchelli, una rogatoria per trovare il generale in Ucraina
Martedì 3 novembre l’udienza in tribunale, i familiari si oppongono all’archiviazione
Pavia. Una rogatoria per rintracciare il generale ucraino finito al centro dell’inchiesta bis sull’omicidio di Andy Rocchelli. È l’iter che si seguirà nel procedimento aperto davanti al giudice Luigi Riganti sulla morte del fotoreporter pavese ucciso in Ucraina il 24 maggio del 2014.
Il giudice dovrà decidere se archiviare l’inchiesta, come chiede la Procura, oppure proseguire con le indagini, come chiedono i familiari di Rocchelli, per arrivare alla verità su quella morte. Martedì 2 novembre è prevista l’udienza del procedimento avviato dopo l’opposizione della famiglia, che prova a scongiurare l’archiviazione dell’accusa di omicidio nei confronti del generale Bogdan Matkivskyi, all’epoca comandante della divisione della Guardia nazionale che operava nella collina del Karachun e superiore del sergente italo- ucraino Vitaly Markiv (assolto per l’omicidio di Rocchelli nel 2020). Da quella collina furono sparati i colpi di mortaio sul convoglio dei giornalisti, che stavano realizzando un reportage sulla popolazione civile nel Donbass.
Atti da notificare
La notifica degli atti in Ucraina finora non è stata possibile ma è necessaria per verificare che l’indagato sia a conoscenza del procedimento a suo carico. Il giudice Riganti, chiamato a prendere la sua decisione su questi due fronti aperti - la richiesta di archiviazione della Procura e l’opposizione dei familiari - aveva deciso di sospendere il procedimento proprio perché il generale deve essere avvisato. La rogatoria è uno strumento con cui si chiede alle autorità ucraine di fornire informazioni.
La vicenda
I familiari di Rocchelli, ucciso mentre realizzava un reportage sulla situazione della popolazione civile, non si sono mai arresi e a distanza di 12 anni dall’uccisione chiedono giustizia, dopo che nel 2021 era arrivata l’assoluzione per l’unico coinvolto e imputato di omicidio, il soldato italo-ucraino Vitaly Markiv, che faceva parte del plotone che sparò sul convoglio dei giornalisti (oltre a Rocchelli perse la vita anche l’amico e interprete Andrej Mironov).
Dopo quel verdetto al centro dell’inchiesta per omicidio è finito un altro indagato: il generale ucraino che era a capo della divisione e che, secondo alcuni testimoni, avrebbe dato l’ordine di sparare sull’auto del tassista che trasportava i giornalisti. Ma le indagini, per la Procura, non avrebbero trovato elementi in grado di confermare l’ipotesi e il magistrato Stefano Civardi ha così chiesto l’archiviazione del procedimento. La famiglia di Rocchelli, attraverso i legali Alessandra Ballerini e Laura Guercio, chiede di continuare a indagare. Questa inchiesta si è basata peraltro sulla stessa sentenza con cui venne assolto Markiv, che aveva stabilito una responsabilità certa della Guardia Nazionale, l’esercito regolare ucraino. Su questo caso è stato prodotto da Andrea Cepparo, autrice Susanna Nasti, il docufilm “Andrea Rocchelli. Tra silenzio e verità”, presentato in anteprima alla fine di settembre al Teatro Volta.
