

Vigevano, padre prende a cinghiate la figlia perché “troppo occidentale”
Anni di vessazioni perpetrate da un 44enne egiziano ai danni della ragazza cresciuta a Vigevano
Vigevano. «Era troppo all’occidentale». Bastava questo, secondo l’imputazione, a far scattare la violenza di un padre contro la figlia, che all’epoca dei fatti aveva tra i 15 e i 18 anni: il velo rifiutato, i vestiti giudicati inappropriati, i messaggi su WhatsApp con i coetanei per qualche flirt da adolescente, le sigarette, la scuola saltata. Una famiglia di origine egiziana, una ragazza cresciuta a Vigevano con la famiglia e un conflitto sulle regole di comportamento che, secondo l’accusa, sarebbe degenerato in anni di maltrattamenti. Per quei fatti, un uomo di 44 anni ha patteggiato una pena di un anno e dieci mesi. La sospensione condizionale è subordinata alla partecipazione a un percorso per uomini maltrattanti. L’uomo ha inoltre risarcito la figlia con 10mila euro. La ragazza, oggi 18enne, vive in una comunità protetta ed è seguita dall’avvocata Laura Sforzini. L’imputato era difeso dall’avvocato Giuseppe Madeo.
La vicenda
Le contestazioni ricostruiscono un clima di controllo e paura durato dal dicembre 2022 al maggio 2025. La richiesta di rinvio a giudizio descrive un quadro di vessazioni che, si legge nell’atto, avrebbero sottoposto la minore ad «atti vessatori continui, lesivi della sua integrità fisica e psichica», fino a ingenerare «uno stato costante di ansia e paura, incompatibile con normali condizioni di vita», tanto da costringerla «a fuggire di casa temendo per la sua incolumità».
Tra gli episodi contestati, quello del dicembre 2022: dopo aver saputo che la figlia aveva scambiato messaggi con un coetaneo, il padre l’avrebbe colpita con una cintura, anche al volto, minacciando di tagliarle i capelli. Il giorno successivo, secondo l’accusa, l’avrebbe portata in cantina, legata a una sedia, imbavagliata con nastro adesivo e picchiata con un manico di scopa e una cintura. «La lasciava legata alla sedia per alcune ore tornando a liberarla solo in piena notte», riporta l’imputazione.
Le violenze sarebbero proseguite con schiaffi, pugni e controlli continui: telefonate per sapere dove fosse, rimproveri e percosse al rientro, fino a impedirle in più occasioni di andare a scuola. Tra le ragioni dei rimproveri, anche il rifiuto di indossare il velo, gli abiti occidentali, le sigarette e i rapporti con i ragazzi. Nell’aprile 2025, dopo una fuga, il padre l’avrebbe minacciata di rinchiuderla in un pozzo. Sempre nell’aprile 2025, dopo averla rintracciata a Mortara, l’avrebbe trascinata verso l’auto e chiusa nel bagagliaio, colpendola al capo e al volto e spaccandole il labbro.
La vicenda sarebbe culminata nel maggio 2025, quando, dopo un’ulteriore fuga, davanti alle forze dell’ordine sarebbe arrivata la minaccia: «Come ti ho trovato l’altra volta, ti ritrovo e ti ammazzo». La denuncia era stata sporta nel maggio 2025 al commissariato di Vigevano, che aveva avviato le indagini coordinate dalla procura di Pavia.
