L’intervista

Pavia, il rettore Alessandro Reali: «La ricetta per la crescita? Sostegno alle persone e ricerca»

Silvio Puccio

Nella ricetta dell’Università anche didattica a distanza e intelligenza artificiale

PAVIA Giovedì 5 novembre l'Università di Pavia inaugurerà al teatro Fraschini il nuovo anno accademico, uno dei momenti salienti della vita accademica cittadina. Per la tradizionale lectio magistralis (cioè la conferenza di un esperto di alto livello) che si tiene in questa occasione, l'ateneo ha invitato un relatore d'eccezione: Giovanni Amoroso, presidente uscente della Corte costituzionale che, a metà novembre, passerà il testimone a Francesco Viganò, già giudice costituzionale, docente della Bocconi e in passato dottorando a Pavia. «L'ateneo è orgoglioso di poter ospitare il presidente Amoroso, sono certo che sapremo trarre insegnamenti importanti dal suo intervento. Sarà incentrato sul tema dello stato di diritto a livello nazionale ed europeo». Questo il commento di Alessandro Reali, rettore dell'ateneo di Pavia appena entrato nel suo secondo anno di mandato.

Che bilancio traccia del suo primo anno di mandato?

«Tra le tante cose fatte ci tengo a sottolineare la riforma della contribuzione, che ha esteso la fascia di gratuità (la no tax area) per gli studenti con reddito Isee fino a 32mila euro, diminuendo anche i costi per gli iscritti appartenenti a fasce di reddito medio-alte. Favorire il diritto allo studio è uno degli aspetti centrali del mio mandato, insieme ai grandi sforzi che stiamo attuando per il benessere psicofisico dei nostri studenti e, in generale, di tutta la comunità accademica».

I nuovi iscritti sono aumentati del 2 per cento anche quest'anno. Crescere ancora è uno dei vostri obiettivi?

«Non posso che essere contento dei numeri che abbiamo registrato, sono però consapevole di un aspetto: l'obiettivo della mia governance non è quello di una crescita perpetua degli iscritti, cosa che anche volendo non sarebbe sostenibile, ma di offrire una qualità elevata della didattica, della ricerca e dell'esperienza universitaria capaci di rendere distintiva la nostra offerta».

Quali sono le priorità per l'anno accademico che sta per cominciare?

«Darò alcune anticipazioni durante il mio discorso per l'inaugurazione dell'anno accademico, in particolare sul piano strategico che il Senato e il Consiglio di amministrazione dell’ateneo hanno appena approvato, e che racchiude alcuni degli impegni presi durante la campagna elettorale. A partire dal sostegno alla ricerca fino alla centralità del valore delle persone che costituiscono la nostra comunità».

Qualcosa la dica anche a noi, però.

«Intanto la difesa della qualità della didattica in presenza, la sostenibilità economica, l'impegno nella ricerca e la tutela della vocazione collegiale. Ci sarà anche una parte dedicata alle nuove tecnologie, dall'uso critico e consapevole dell'intelligenza artificiale in ateneo, per cui abbiamo recentemente approvato delle linee guida, alla didattica a distanza: ritengo quest'ultima un'evoluzione verso la quale dobbiamo aprirci, con raziocinio».

Un modo per reggere l'urto degli atenei telematici, che di anno in anno aumentano gli iscritti?

«Non si tratta solo di competizione con le telematiche, che pure c'è. Ma di immaginare un'offerta didattica aperta anche a studenti che, magari, hanno difficoltà a trasferirsi a Pavia pur volendolo. Dobbiamo farci trovare pronti ai cambiamenti, anticipandoli in modo ragionato e razionale. Stiamo anche lavorando a una riforma dello statuto di ateneo, cosa che richiederà anche un passaggio ministeriale ma che, a regime, cambierà alcuni aspetti del funzionamento della nostra istituzione».

L'università si trova nella fase di uscita del Pnrr, che ha portato ingenti finanziamenti e aperto le porte a tanti dottorandi. Che futuro prevede per loro, adesso che queste risorse sono terminate?

«Stiamo attraversando un momento di transizione non banale, e stiamo lavorando affinché si risolva nel modo più “morbido” possibile. Guardando il bicchiere mezzo pieno, il Pnrr ha dato l'opportunità a tanti giovani di entrare nel sistema della ricerca ma dobbiamo essere realisti, non tutti potranno avere un futuro in università. Con la conclusione di questi finanziamenti, stiamo lavorando tanto per attrarre risorse per la ricerca da fonti nazionali ed europee, muovendoci anche all'interno del perimetro del Fondo di finanziamento ordinario per continuare a sostenere e rendere più diffusa l'eccellenza della nostra ricerca. Anche questo è uno dei punti inseriti nel piano strategico che ho intenzione di attuare: valorizzare la ricerca, anche quella di base, con un sostegno particolare anche ai ricercatori e i gruppi che fanno più fatica ad accedere ai fondi per sviluppare i loro progetti».