Il caso

Violenza sessuale di gruppo, condannato anche Alessio Rosa del Pavia Calcio

Francesco Stati

La sentenza di primo grado ad Asti per l’aggressione a una studentessa torinese nel maggio 2025, quando l’attaccante giocava nel Bra

Pavia. Alessio Rosa, attaccante del Pavia Calcio 1911, è stato condannato a quattro anni e due mesi di reclusione nel processo per la violenza sessuale di gruppo ai danni di una studentessa universitaria torinese. La sentenza di primo grado è stata pronunciata giovedì 5 novembre dalla giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Asti, Victoria Dunn, al termine del rito abbreviato.

La stessa pena è stata inflitta a Fausto Perseu, mentre Christ Jesus Mawete è stato condannato a tre anni e otto mesi. Le condanne sono leggermente superiori alle richieste del pubblico ministero Davide Greco. All’epoca dei fatti tutti e tre giocavano nel Bra, che aveva appena conquistato la promozione in Serie C.

Rosa al Pavia dalla scorsa estate

Rosa, 23 anni, nato a Tivoli, è arrivato al Pavia nel luglio 2026, dopo una stagione al Ligorna. Il club ha annunciato il suo ingaggio fino al 30 giugno 2027.

Cresciuto nei settori giovanili di Roma e Atalanta, l’attaccante ha vestito anche le maglie delle formazioni giovanili di Torino ed Empoli, della Juve Stabia, dell’Atalanta Under 23 e della Folgore Caratese. Il passaggio al Bra è avvenuto nel gennaio 2025.

La violenza nell’appartamento

L’episodio al centro del processo risale al 30 maggio 2025. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Perseu ha avvicinato la studentessa durante una serata in un locale e l’ha invitata a casa. Nell’alloggio la giovane sarebbe stata costretta a un rapporto sessuale di gruppo, al quale avrebbero partecipato anche Rosa e Mawete.

La violenza si sarebbe interrotta quando un’amica della studentessa ha avvisato altri calciatori, minacciando di chiamare i carabinieri. La denuncia è arrivata dopo le prime confidenze e una visita in ospedale. Le difese hanno contestato la ricostruzione, sostenendo che la ragazza fosse cosciente e libera di allontanarsi.

A Rosa è stata contestata anche la diffusione non consensuale di un video dell’accaduto, inviato con la modalità di visualizzazione unica nella chat della squadra, chiamata “We are Champs”. La sentenza pronunciata ad Asti non è definitiva.