Basket

Lonati, il sogno Ncaa continua «Voglio la stagione del riscatto»

Fabio Sacchi

Basket il 2007 di Gropello studia e gioca negli Stati Uniti 

Gropello Cairoli, Il primo novembre, al PalaTiziano di Roma, prenderà il via la stagione Ncaa (college basketball) 2026/27 con la sfida tra Villanova (in cui gioca l'italiano Luigi Suigo) e Notre Dame. E, a proposito di italiani, Achille Lonati, talento classe 2007 di Gropello Cairoli, disputerà la sua seconda annata a St. Bonaventure (Allegany, New York).

Lonati, rispetto allo scorso anno, la squadra è quasi completamente rinnovata.

«È cambiato tutto, a partire dallo staff: nell'epoca del Transfer Portal, siamo rimasti solo in quattro rispetto alla scorsa annata. Ci siamo allenati un mese a giugno, per poi riprendere a fine agosto: stiamo lavorando molto bene, ci sono intensità e qualità, siamo un gruppo più unito dello scorso anno e tutto questo si riflette anche negli allenamenti».

Come si trova con il nuovo coach Mike MacDonald?

«Mi sto trovando bene. È una brava persona e c'è molta più comunicazione: lo stile di gioco è più europeo e il merito di questo buon inizio è anche di come il coach ha impostato il lavoro».

Quest'anno sono arrivati gli amici Suigo (Villanova) e Garavaglia (Rutgers) in Ncaa. Vi siete sentiti?

«Parliamo ogni giorno, sono andato anche a vederli quando hanno giocato uno contro l'altro in amichevole. Ci siamo visti e ho passato la giornata con Diego (Garavaglia): sono sempre in contatto, sono i miei fratelli».

Tra l'altro, il mondo Ncaa è decisamente cambiato.

«Rispetto a quando ho iniziato a seguire io questo mondo, assolutamente sì. Ora è più basket professionistico che universitario: il livello si è notevolmente alzato, anche perché alcuni giocatori arrivano dopo aver già giocato in Eurolega o dopo essere stati draftati in Nba. È sicuramente un altro mondo ormai».

Uno dei temi caldi è la questione riguardante l'eleggibilità (idoneità per poter giocare in Ncaa). Cosa ne pensa?

«Non so se sia giusto eticamente in alcuni casi, anche perché alcuni atleti hanno giocato a livello professionistico e poi vengono a giocare in Ncaa. Ogni caso è a sé e non ci sono regole precise, ci dovrebbe essere una regolamentazione fissa».

Qual è il suo obiettivo?

«Vorrei crescere ulteriormente e provare che già anche l'anno scorso potevo stare in campo. Vorrei che fosse la stagione del riscatto per potermi giocare le mie carte».

E quello di squadra?

«L'obiettivo è sempre quello di vincere con la squadra: nei ranking di inizio stagione ci danno per ultimi o penultimi all'interno della nostra conference, ma questo ci dà la carica giusta per far capire a tutti che si sbagliano. Siamo un gruppo unito, un vero collettivo, che funziona bene insieme».

Domanda complicata. Chi vincerà il titolo Ncaa?

«È sempre difficile fare pronostici. Direi Florida o Illinois».